ARTICOLI SUI ROSACROCE ED I LORO MISTERI

giovedì 16 aprile 2009

ERMETISMO

Ermetismo (filosofia)
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Con ermetismo si indica generalmente un complesso di dottrine mistico-religiose e filosofiche nelle quali confluirono durante l'ellenismo teorie astrologiche di origine semita, elementi della filosofia di ispirazione platonica e pitagorica, credenze gnostiche e procedure magiche egizie. Il termine trae origine da Ermete Trismegisto (Hermes il tre volte grande e psicopompo), nato dal connubio sincretico del dio greco Ermete con il dio della mitologia egizia Thot, entrambe divinità della scrittura e della magia nelle rispettive culture.

A partire dal I secolo a.C. circa e fino al III secolo si formò un corpus di scritti ermetici, composto da materiale frammentario raccolto in età tolemaica ed integrato da filosofi pagani, che ne attribuirono la paternità al dio. Questi testi si distinguono solitamente in due categorie: "filosofici" e "tecnici": al primo gruppo appartengono i trattati di contenuto prevalentemente filosofico e teologico, mentre nel secondo si trovano scritti astrologici, alchemici ed in generale riguardanti le scienze occulte.

Fra i tanti scritti attribuiti ad Ermete Trismegisto il gruppo più interessante è costituito da 17 opere filosofiche che formano il cosiddetto Corpus Hermeticum. Considerati autentici dai Padri apostolici, questi scritti, tradotti in latino da Marsilio Ficino alla fine del XV secolo, ebbero grande credito per tutto il Rinascimento e furono molto popolari tra gli alchimisti. L'importanza che ricoprì la letteratura ermetica nel pensiero rinascimentale è dovuta al fatto che questi scritti erano visti come un'eredità dell'antica sapienza egizia trasmessa ai sistemi filosofici greci. A partire dal XVII secolo, quando lo studioso classico Isaac Casaubon nel De Rebus sacris et ecclesiaticis exercitiones XVI (1614) mostrò che i testi che la tradizione attribuiva all'alba dei tempi risalivano in realtà al III secolo, il loro influsso sulla filosofia europea iniziò a declinare.

L'ermetismo non si presenta come un sistema dottrinale unitario, ma nel complesso può considerarsi una filosofia soteriologica. Uno dei principi cardine della dottrina ermetica è il processo di iniziazione che l'uomo deve compiere per liberare dai vincoli terreni la parte divina (l'intelletto) insita in lui. I mezzi per raggiungere la salvezza sarebbero indicati dalla conoscenza o gnosi, che sola può permettere la purificazione interiore e quindi il ricongiungimento con l'intelletto divino. Collegata alla visione antropologica è la teoria metafisico-cosmologica del pensiero ermetico, la quale ebbe notevole rilevanza sulla filosofia rinascimentale. La concezione ermetica dell'universo è basata sulla interconnessione tra le sue parti, il microcosmo ed il macrocosmo. L'interdipendenza tra l’uomo e le stelle si fonda sulle leggi astrologico-magiche di simpatia ed antipatia, che solamente la rivelazione ermetica può aiutare a scoprire per consentire il raggiungimento della catarsi intellettuale.


http://it.wikipedia.org/wiki/Ermetismo_(filosofia)

"REFERENZE" SIMBOLICHE DELLA ROSA E DELLA CROCE


"REFERENZE" SIMBOLICHE DELLA ROSA E DELLA CROCE
IN RELAZIONE AL "LINGUAGGIO" DEI SAPERI ESOTERICI


L'abbinamento della rosa con la croce ha un riscontro storico in un nome proprio, quello di Christian Rosenkreutz (tale cognome suona come "Croce-rosa"),nominato anche come «Padre C.R.C.», protagonista di un "romanzo alchimistico" pubblicato nel 1616 con il titolo Le nozze chimiche di Christian Rosenkreutz.
Prima di analizzare il significato e la portata di questa pubblicazione è necessario valutare in sintesi le "referenze" simboliche della rosa e della croce, in relazione al "linguaggio" dei saperi esoterici. Posto che si convenga sul l'opportunità di parlare della rosa come di un archetipo (da intendersi in questo caso come una forma portatrice di significati o valori che trascendono l'intenzione comunicativa o l'interpretazione soggettiva di un'immagine), la rosa può addirittura essere definita "l'archetipo degli archetipi". Osserva infatti Elémire Zolla (Archetipi,Venezia,1988) che «come ogni ente gravita verso l'Essere che è l'Uno..., tutti gli archetipi si ravviseranno in ordine prospettico, in rapporto all'invisibile Unità che è il loro punto di fuga; assomiglieranno allora, sul piano visivo, ai petali di una rosa, agli scomparti di un mandala, sul piano acustico alla rosa della cassa armonica, l'apertura negli strumenti a corda dove le vibrazioni delle corde-archetipi assumono ciascuna il proprio corpo sonoro e tutte si unificano nel timbro complessivo dello strumento. Quando la convergenza degli archetipi all'Unità è offuscata, la mente fantastica, quando è chiara, viceversa, l'immaginazione si attiene all'ordine immaginale, che assume in Occidente la forma suprema d'una rosa palpitante, mentre in Oriente appare come l'anelito di un loto sulle acque». La materia è così complessa che qualsiasi tentativo di chiarificazione, in un ambito necessariamente succinto, non potrebbe che suscitare ulteriori difficoltà di comprensione.
Vi rientrano, per esempio, considerazioni fondamentali sull'affinità della rosa con la ruota come simbolo della ciclicità temporale della vita nell'ordine immutabile del cosmo, che nella civiltà occidentale si esplica in particolare nei rosoni delle cattedrali romaniche e gotiche.
Lasciando da parte il Cristianesimo (la Vergine come Rosa mystica, o la rosa come coppa, collegata al Santo Graal e quindì al sangue sacrificale di Cristo) e fermandosi comunque all'Occidente, si impongono poi dei collegamenti con l'alchimia. Nel contesto della tradizione alchemica il simbolo della rosa è ampiamente utilizzato, sia come uno dei nomi della pietra filosofale (forse perché la rosa a otto pelali ha il significato della rigenerazione) sia con valenze diverse a seconda del colore dei petali.
Il termine "Rosaio"o "Rosario"ancora, compare nel titolo di numerosi trattati alchimistici, il più noto dei quali è il Rosario dei filosofi, di autore ignoto, probabilmente risalente alla prima metà del XIV secolo. Sempre nel contesto di questa tradizione la rosa viene definita "Fiore del Saggio".
Un ultimo accenno al fatto che, nelle nozze mistiche, la rosa rossa umica attribuita al re, quella bianca alla regina.
Non meno complessa è la simbologia della croce, anche perché è ricorrente nelle civiltà ad assetto tradizionale più distanti, nello spazio e nel tempo. II Cristianesimo, collegandola alla Passione redentrice del Salvatore, vi ha poi aggiunto ulteriori e profonde valenze, come è avvenuto per la croce celtica, una forma sacra pagana che ha mantenuto le sue più remote risonanze archetipiche pur venendo adattata allo spirito della nuova religione.
In generale si può ricordare l'affinità della simbologia della croce con quella dell'albero.


In una leggenda medievale molto diffusa (La cerca di Seth) sono posti in relazione l'albero dell'Eden, Salomone e la regina di Saba, la croce innalzata a Gerusalemme,"ombelico del mondo", per il supplizio del Redentore.
L'immaginario popolare ha così tradotto in "racconto" il polimorfismo dell'albero-croce come centro e asse del cosmo, albero della conoscenza (attraverso il collegamento con Adamo e Salomone ) e albero del sacrificio, entro il comune denominatore archetipico dell'albero della vita.
In ambito esoterico la croce è soprattutto un'immagine cosmologica, questo grazie alla sua forma in cui appaiono congiunti il principio verticale spirituale, attivo e puntato sulla luce, e quello orizzontale della terra, manifestazione recettiva riflessa dell'Essere. A questo punto si può tentare di analizzare il significato delle Rosa-Croce, ovvero della "firma" con la quale si è storicamente presentata l'omonima istituzione: una rosa al punto di in crocio dei due bracci di una croce, all'interno di un quadrato (simbolo di ordine, stabilità e fermezza).
In termini generali si può pensare che alluda alla possibilità di una rigenerazione (la rosa) attraverso la congiunzione degli opposti (i bracci della croce), un tema ricorrente nel patrimonio sapienziale esoterico. Poiché tale processo era generalmente collegato all'azione del fuoco, ver rebbe amplificata in questo caso la valenza della croce come simbolo igneo, vuoi per il tradizionale ricorso al legno per produrre la fiamma, vuoi perché il fuoco produce trasformazione e purificazione.
Non si deve d'altra parte ignorare che nella simbologia alchemica la croce è presentata come affine al crogiuolo (parola che avrebbe la stessa origine etimologica), dove la materia prima muore per resuscitare purificata e spiritualizzata. Secondo A.C. Ambesi, che non tace i suoi debiti nei confronti dell'esoterista moderno R. Guénon (1866-1951 ), «la fioritura della rosa al punto di intersezione dei due bracci significa conquista della centralità e dell'invariabile mezzo, il pieno dominio dell' orizzontalità,ottenuto con il non agire sull'lo e con l'identificazione con il Sé superiore».


http://www.parodos.it/rosacrocerosacroce.htm

ROSA-CROCE


ROSA CROCE

I Rosa Croce sono un leggendario ordine segreto, che sarebbe nato nel XV secolo e la cui conoscenza venne diffusa nel XVII secolo, associato con i simboli della rosa e della croce.

Secondo la leggenda l'ordine venne fondato nel 1407, al suo ritorno in Germania, da un pellegrino tedesco di nome Christian Rosenkreuz (1378 - 1484) che soggiornò a Damasco ed in Terra Santa, dove avrebbe studiato l'occultismo. Sembra che l'ordine fosse limitato a soli otto membri e che si fosse estinto immediatamente dopo la sua morte, per rinascere solo nel XVII secolo.

Secondo una leggenda meno conosciuta e circolante in ambiente massonico, l'ordine venne invece creato nell'anno 46 DC, quando il saggio gnostico alessandrino Ormus e sei suoi discepoli si convertirono al Cristianesimo ad opera di San Marco, fondendo la dottrina cristiana con i misteri egiziani: Christian Rosenkreuz sarebbe stato iniziato a quest'ordine, divenendone il gran maestro, invece di averlo fondato.

In realtà quella che era conosciuta agli inizi del XVII secolo come la "Società dei Rosa Croce" era probabilmente un piccolo numero di individui isolati che condividevano alcuni punti di vista, apparentemente il loro solo legame. Non esiste alcuna traccia di una società che tenesse incontri o assegnasse cariche. Secondo le numerose opere che ne parlano, i Rosa Croce erano probabilmente riformatori religiosi e morali, che utilizzavano i mezzi, per l'epoca ritenuti scientifici, in particolare l'alchimia, come mezzi per far conoscere le proprie opinioni. I loro scritti sono permeati di misticismo od occultismo e suggeriscono significati nascosti che potrebbero essere compresi solo dagli iniziati.

Scrive Umberto Eco nella prefazione al libro di P .Arnold Storia dei Rosa-Croce: ...la confraternita dei Rosa-Croce appare sulla scena storica in quanto viene descritta dai manifesti dei Rosa-Croce (Fama, 1614, Confessio, 1615). Gli autori o l'autore dei manifesti rimangono formalmente ignoti, anche perché coloro a cui vengono attribuiti ne negano la paternità. I manifesti suscitano una catena d'interventi da parte di personaggi che sostengono l'esistenza della confraternita e affermano o di appartenervi o di volervi ardentemente appartenere. Tutti riconoscono che il gruppo è segreto, e per taluni chi al ferma di essere un Rosa-Croce (in quanto mancherebbe al fondamentale vincolo di ri servatezza che lega gli adepti) non lo è ... . È un fatto documentato l'esistenza dei manifesti dei Rosa-Croce, mentre è materia di illazione sia la loro attribuzione sia che essi parlassero di una confraternita realmente esistente».

http://www.parodos.it/rosa%20croce.htm

ROSA CROCE DA WIKIPEDIA


ROSA CROCE DA WIKIPEDIA

Secondo la leggenda l'ordine venne fondato nel 1407, da un pellegrino tedesco di nome Christian Rosenkreuz (1378 - 1484) al suo ritorno in Germania. Soggiornò a Damasco ed in Terra Santa, dove avrebbe studiato l'occultismo. Sembra che l'ordine fosse limitato a soli otto membri e che si fosse estinto immediatamente dopo la sua morte, per rinascere solo nel XVII secolo.

Secondo una leggenda meno conosciuta e circolante in ambiente massonico, l'ordine sarebbe invece stato creato nell'anno 46, quando il saggio gnostico alessandrino Ormus e sei suoi discepoli si convertirono al Cristianesimo ad opera di San Marco, fondendo la dottrina cristiana con i misteri egiziani: Christian Rosenkreuz sarebbe stato iniziato a quest'ordine, divenendone il gran maestro, invece di averlo fondato.

In realtà quella che era conosciuta agli inizi del XVII secolo come la "Società dei Rosa Croce" era probabilmente un piccolo numero di individui isolati che condividevano alcuni punti di vista, apparentemente il loro solo legame. Non esiste alcuna traccia di una società che tenesse incontri o assegnasse cariche. Secondo le numerose opere che ne parlano, i Rosa Croce erano probabilmente riformatori religiosi e morali, che utilizzavano i mezzi, per l'epoca ritenuti scientifici, in particolare l'alchimia, per far conoscere le proprie opinioni. I loro scritti sono permeati di misticismo od occultismo e suggeriscono significati nascosti che potrebbero essere compresi solo dagli iniziati.



Nel 1614 comparve a Kassel un opuscolo anonimo dal titolo Fama fraternitatis Rosae Crucis, che raccontava la vita di Christian Rosenkreutz (Cristiano Rosa Croce): passati 120 anni dalla sua morte si sarebbe ritrovato il suo corpo ancora intatto, circondato da simboli e insegne iniziatici. L'opuscolo forse era circolato come manoscritto già a partire dal 1610.

L'anno seguente comparve un secondo opuscolo sull'argomento (Confessio Fraternitatis) e nel 1616 fu pubblicata un'opera del teologo Johan Valentin Andreae (1586-1654), avente per argomento "Le nozze chimiche di Cristiano Rosa Croce". Ad Andreae si possono forse attribuire anche i due opuscoli precedenti. Successivamente egli descrisse i Rosa Croce come un ludibrium, un termine latino con il significato di "gioco", "scherzo". Secondo Frances Yates l'uso del termine va tuttavia inteso nel senso di una sorta di "Divina Commedia" e indica un'allegoria drammatica legata agli anni tumultuosi che precedettero in Germania la guerra dei trent'anni.

Queste pubblicazioni causarono un grande fermento in tutta Europa, che portò non solo a numerose ristampe, ma anche a discussioni, con opuscoli favorevoli o contrari, i cui autori spesso non conoscevano nulla dei veri scopi degli originari autori e in qualche caso è probabile si siano divertiti a spese dei loro lettori.

Gli autori delle opere dei Rosa Croce erano in generale favorevoli al Luteranesimo e in opposizione al Cattolicesimo, Altri, come John Heydon, ammisero di non essere dei Rosa Croce, ma di aver utilizzato titoli suggestivi per le loro opere per favorire la divulgazione dei loro studi ermetici.

Personaggi famosi che furono in vario modo accostati - a torto o a ragione - al misterioso ordine o considerati suoi appartenenti sono stati: Ramon Llull (1235-1315), Leonardo da Vinci (1452-1519), Paracelso (1493-1541), Nostradamus (1503-1566), Michele Serveto (1511-1553), Luís de Camões (1524-1580), Giordano Bruno (1548-1600), Francis Bacon (1561-1626), Shakespeare (1564-1616), Galileo Galilei (1564 – 1642), Michael Maier (1568-1622), Robert Fludd (1574-1637), Comenius (1592-1670), Descartes (1596-1650), Isaac Newton (1642-1727), Leibniz (1646-1716), Bach (1685-1750), Goethe (1749-1832), Mozart (1756-1791), la cui opera Il flauto magico viene a volte interpretata come un'allusione appena velata ai riti iniziatici dell'ordine, Beethoven (1770-1827), Victor Hugo (1802-1885).

Poiché i presunti autori dei manifesti rosacrociani ne hanno rifiutato la paternità o hanno detto che si trattava di uno scherzo, ed essendo dubbia l'esistenza stessa del movimento, il quale comunque dichiaratamente affermò di fondarsi sulla segretezza dei suoi membri, è evidente che chiunque poteva dirsi appartenente ai rosacrociani senza timore di smentita e viceversa a poco valeva negare l'appartenenza al movimento: pertanto l'elenco sopra riportato vale come mera raccolta delle "voci" che aleggiarono intorno a tali personaggi.

Nel XVIII secolo diverse società, legate più o meno strettamente alla massoneria rivendicano una discendenza dal mitico ordine. L'influenza sulla nascita della massoneria non è del tutto accertata, anche se alcune cerimonie furono occasionalmente adottate. "Cavaliere Rosa-Croce" è comunque la denominazione di uno dei gradi della massoneria del "Rito Scozzese Antico e Accettato"(il 18° grado è appunto quello di Sovrano Principe Rosa+Croce o Cavaliere dell'Aquila e del Pellicano). Nel 1989, Michele Moramarco, uno studioso della Rosacroce italica (che si richiama a fonti neoplatoniche rinascimentali), ha pubblicato per la prima volta nella sua Nuova Enciclopedia Massonica frammenti del manoscritto Il Libro del Giglio e della Rosa, una sintesi delle idee sul cosmo e sull'uomo trasmesse da quella scuola.



http://it.wikipedia.org/wiki/Rosacroce

Introduzione ai Rosacroce



ROSA CROCE
Introduzione ai Rosacroce

Fra il 1614 e il 1616 tre “manifesti” – la Fama Fraternitatis, la Confessio e le Nozze Chimiche di Christian Rosenkreutz – sono messi in circolazione in Europa, e acquistano in breve tempo enorme risonanza. Parlano di un misterioso adepto, Christian Rosenkreutz, che avrebbe conseguito le più alte iniziazioni e avrebbe lasciato nel suo sepolcro – nascosto nella Foresta Nera – tutto quanto i saggi antichi avevano saputo in tema di alchimia, sapienza esoterica e occultismo. Personaggi tutt’altro che secondari si mettono alla ricerca della misteriosa Fraternità nella speranza di esservi ammessi, fra cui René Descartes (1596-1650), che sarà sospettato perfino (forse a torto) di avere latinizzato il suo nome in Renatus Cartesius per dare un segnale esoterico con le sue nuove iniziali, R e C come Rosa-Croce, agli elusivi fratelli.

Nessuno trova i Rosacroce, per la buona ragione che non esistono. I manifesti sono un’opera letteraria, creata – con altri – da un pastore luterano del Württemberg, Johann Valentin Andreae (1586-1654), interessato a presentare, sotto il velame esoterico, un ambizioso progetto di riforma politico-religiosa. L’Europa elisabettiana e protestante, come ha mostrato la storica inglese Frances Yates (1899-1981), ne farà una bandiera per una coalizione di tutte le forze “illuminate” d’Europa contro la Chiesa cattolica della Controriforma e gli Asburgo. Dopo qualche anno, naturalmente, i Rosacroce esistono davvero: la finzione diventa realtà, perché coloro che erano partiti alla ricerca della Fraternità si organizzano in circoli e conventicole, influenzano la trasformazione della massoneria da corporazione operativa in società speculativa, creano una cultura di notevole influenza sulla costruzione di un’Europa moderna insieme pre-illuminista e “illuminata” nel senso esoterico del termine.

Tra la fine del Seicento e il Settecento sistemi iniziatici a gradi “rosacrociani” fioriscono in collegamento con gli “alti gradi” massonici. Il sistema più importante sembra essere stato quello della Rosa-Croce d’Oro in Germania, i cui riti, gradi e dottrine sono passati in numerose organizzazioni iniziatiche moderne. I gradi “rosacrociani” appartengono – più propriamente – alla storia della massoneria, ma in ambiente massonico nascono anche ordini rosacrociani separati, che – per il loro interesse più diretto per tematiche esoteriche (e in qualche caso religiose) – saranno trattati qui in modo specifico. Il più antico ordine rosacrociano è la Societas Rosicruciana in Anglia, fondata tra il 1865 e il 1866 a Londra da Robert Wentworth Little (1840-1878), funzionario della Gran Loggia d’Inghilterra.

In Francia, ordini rosacrociani esistevano a Tolosa fin dai primi decenni dell’Ottocento intorno al visconte Louis-Charles-Edouard de Lapasse (1792-1867), ma la maggiore organizzazione moderna, l’Ordine Cabalistico della Rosa-Croce, nasce nel 1887 a Parigi con Stanislas de Guaita (1861-1897), Gérard Encausse, detto “Papus” (1865-1916), e Joséphin Péladan (1858-1918). Quest’ultimo – cattolico, anche se in modo eterodosso – si separa nel 1890 dall’Ordine Cabalistico (la stampa parla di “guerra delle due rose”) dando vita all’Ordine della Rosa-Croce Cattolica del Tempio e del Graal, che avrà una notevole influenza su alcuni ambienti letterari. Peraltro, le diverse branche rivali di questa prima generazione rosacrociana parteciperanno insieme nel 1934 alla fondazione della FUDOSI (Federazione Universale degli Ordini e Società Iniziatiche), che continuerà a esistere fino al 1951.

Con la FUDOSI entra in rapporto anche l’AMORC, la maggiore organizzazione rosacrociana che era nata negli Stati Uniti (rivendicando però a sua volta un’origine europea), mentre intorno a un altro gruppo americano impegnato in una feroce polemica contro l’AMORC, la Fraternitas Rosae Crucis creata da Reuben Swinburne Clymer (1878-1966) sulla scia degli insegnamenti di Pascal Beverly Randolph (1825-1875) nasce una federazione rivale, la FUDOFSI. Nel frattempo, altre organizzazioni rosacrociane avevano visto la luce separatamente, fra cui tre – l’Associazione Rosicruciana di Max Heindel, la Fraternitas Rosicruciana Antiqua, e il Lectorium Rosicrucianum – hanno raggiunto una dimensione internazionale.

B.: Per le origini storiche: Roland Edighoffer, Les Rose-Croix et la crise de la conscience européenne au XVII siècle, Dervy, Parigi 1998; Frances Yates, L’Illuminismo dei Rosa-Croce, trad. it., Einaudi, Torino 1976; Christopher McIntosh, I Rosa-Croce. Storie e leggende di un ordine occulto, trad. it., Convivio, Firenze 1989. Su Randolph: John Patrick Deveney, Paschal Beverly Randolph. A Nineteenth-Century Black American Spiritualist, Rosicrucian, and Sex Magician, State University of New York Press, Albany (New York) 1997. Sulla FUDOSI: Serge Caillet, Sar Hiéronymus et la FUDOSI, Cariscript, Parigi 1986.



http://www.cesnur.org/religioni_italia/r/rosacroce_01.htm